Alberto Arbasino, La Repubblica, 27/06/1997, 27 giugno 1997
I Sillabari sono stati pubblicati nel 1972 e nel 1982. E sono libri volutamente distaccati e rétro, dove la grazia è stile che attenua il dolore, delicatissimo e melanconico e argenteo, e le memorie recuperate dei modesti anni Trenta prendono finalmente congedo senza lacerazioni
I Sillabari sono stati pubblicati nel 1972 e nel 1982. E sono libri volutamente distaccati e rétro, dove la grazia è stile che attenua il dolore, delicatissimo e melanconico e argenteo, e le memorie recuperate dei modesti anni Trenta prendono finalmente congedo senza lacerazioni. Una serenità lievemente crepuscolare, di una riuscita poetica eccelsa: come diceva Flaiano di Comisso, Goffredo li ha scritti a «come su seta». Ma allora, adesso, come nel caso del Pascoli che faceva i versi latini su un tavolo e gli italiani su un altro, Goffredo aveva diviso non solo i tavoli ma lo stile e l’anima? Su una scrivania il distacco, e contemporaneamente su un’altra il rovello drammatico? (Come per Testori: la fissazione religiosa qua e accanto la sanguinosità lutulenta).