Alberto Arbasino, La Repubblica, 27/06/1997, 27 giugno 1997
E non solo fra papisti e fra calvinisti. L’Edipo del cazzone paterno primario poi ricercato e temuto fino ai sottoprodotti di Woody Allen è un tipico frutto avvelenato della psicoanalisi ebraica, più che delle marchette ateniesi o ciociare
E non solo fra papisti e fra calvinisti. L’Edipo del cazzone paterno primario poi ricercato e temuto fino ai sottoprodotti di Woody Allen è un tipico frutto avvelenato della psicoanalisi ebraica, più che delle marchette ateniesi o ciociare. E invero, anche da noi, sembra improbabile immaginare frotte di borgatari rock che scendono dalle moto e dai fuoristrada e dai vaffanculo per sdraiarsi ansiosi sui lettini degli ”strizzacervelli” . Quindi il lettore curioso può domandarsi perché mai l’io narrante ai Goffredo abbia deciso di identificarsi con uno psicoanalista in dialogo con un altro psicoanalista, quando nei concetti e nei termini della professione i due paiono simili a due avvocati incerti sulle differenze fra i codici di procedura penale e civile. Rimangono, per l’ingenuo vegliardo, alcune curiosità. Perché non si celebra mai anche qualche cazzone di sinistra? E come mai tante migliaia o milioni di cazzoni italiani corrono invece dietro ai transessuali e ai travestiti, su quei deplorevoli viali del vizio? E sarà per razzismo o per centimetraggio che si trascura totalmente il sesso giapponese? Eppure la minaccia ”gialla” imcombe: basta che un ministro a Tokyo accenni per la prima volta alla possibilità di vendere in blocco i loro titoli pubblici americani, e l’indice di Wall Strett crolla di duecento punti. Altro che «metterlo nel sedere». Tutti i giornali del mondo, tranne i nostri, si allarmano in prima pagina. Ma Goffredo ha centrato un tema antropologico eterno, da noi. Come dopo il Sessantotto con gli pseudo-terroristi e brigatisti, le nuove generazioni di picchiatori d’ogni colore che vivono coi genitori hanno un solo scopo nella politica: trovare una signora che gli prepara la cuccia e riempie il frigorifero. «Gnente gnente», poi, magari, se la scopa pure.