Vittorio Zucconi, La Repubblica, 27/06/1997, 27 giugno 1997
Torniamo allora sulla tavola operatoria dell’ospedale dove il guscio aperto e vuoto di Claire sta aggrappato ai tubi e agli aghi delle macchine
Torniamo allora sulla tavola operatoria dell’ospedale dove il guscio aperto e vuoto di Claire sta aggrappato ai tubi e agli aghi delle macchine. Ce l’ha portata una lunga storia di ipertensione polmonare, una condizione che ha distrutto la sua carriera di ballerina classica e ha logorato anche il suo cuore. Ha 47 anni, e poche ore da vivere. Gli anestesisti fissano un grande orologio di stile militare che batte i secondi che mancano all’atterraggio del Learjet e all’arrivo del frigorifero con il cuore e i polmoni. Claire è nel profondo del sonno da sodio pentotal. Comincia il sogno. «Mi apparve uno sconosciuto, un giovanotto bello, bruno, sorridente, che camminava verso di me in mezzo a una luce intensa. Senza chiedermi nulla, e senza che io mi opponga, mi bacia, sulla bocca. un lungo bacio e io respiro il suo respiro con ingordigia, come una pescatrice di perle che torni alla superficie dopo un lunga apnea sott’acqua. Il respiro diventa lui, lui si dissolve, io lo inalo tutto. Quando mi sveglio, i medici mi chiedono come mi sento. Benissimo, rispondo. Racconto il mio sogno. Suggestione, dicono annnuendo». E noi siamo con i medici: dei sogni nessuno piò avere certezza, neppure colui che li fa. Sa di invenzione, «...io lo inalo tutto...», Claire, andiamo. Quando esce dall’ospedale, Claire ha 47 anni.