Vittorio Zucconi, La Repubblica, 27/06/1997, 27 giugno 1997
Quando torna all’ospedale, tempesta l’amministrazione con domande sul donatore, senza successo. L’identità è segreta
Quando torna all’ospedale, tempesta l’amministrazione con domande sul donatore, senza successo. L’identità è segreta. Le dicono soltanto che era un giovanotto di 18 anni, ucciso da un incidente di motocicletta nel Maine, e il suo nome era Tim. Claire parte per il Maine, consulta le collezioni dei giornali locali. L’Internet. Tombola. Negli annunci funebri di un piccolo quotidiano trova l’obituary, la necrologia di un giovanotto di 18 anni, ucciso in moto. Era il giorno del trapianto. Il suo primo nome era Tim. Noi siamo ancora scettici, ma un po’ scossi, perchè la storia, dal sogno in poi, è verificata: all’ospedale ricordano bene la sua insistenza. Nelle bibliotechine del Maine, sparse in piccoli paesi freddi sulla costa del nord atlantico, molti rammentano quella invasata. Claire risale all’indirizzo di Tim. Bussa alla porta dei genitori. Si presenta. La madre di Tim scoppia a piangere, le due donne si abbracciano. «Mi racconti qualcosa di lui» chiede e la mamma parla. Dice le solite, struggenti banalità’ che dicono le madri in questi casi, un ragazzo pieno di vita, bravo, affettuoso. Poi entra nei dettagli. Era pazzo per il football, sa. Va be’, non è certamente il solo. Gli piaceva il junk food. E allora? Piace a milioni di giovani. Ma quale ”food”? azzarda Claire. Polpettine di pollo fritto, hamburgers coperti di ketchup e maionese, patatine fritte nel sego, singhiozza la donna. Claire sente il cuore di Tim accelerare i battiti dentro il suo petto, quando le fa l’ultima domanda : aveva per caso una ragazza? Sì. Me la può descrivere? ansimano i polmoni di Tim nel corpo di Claire. «Alta, robusta, belle gambe, bionda. E - aggiunge la mamma con un guizzo di indulgente maliziosità femminile - un po’ culona. A lui piacevano così, robuste di dietro».