Ennio Caretto, Corriere della Sera, 17/07/1997, 17 luglio 1997
Benché gli indizi a carico di Cunanan sembrino notevoli, vi sono pure parecchi dettagli fuori quadro
Benché gli indizi a carico di Cunanan sembrino notevoli, vi sono pure parecchi dettagli fuori quadro. La pistola non è stata trovata e un movente chiaro, indiscutibile, non c’è. L’Fbi ha detto che il delitto va capito tenendo conto della personalità complicata, maniacale, del presunto assassino. Cunanan sarebbe il solito paranoico che prova piacere a uccidere, esaltandosi della propria impunità. Catalogato tra i primi dieci ricercati d’America, avrebbe sofferto del silenzio sceso improvvisamente su di lui da un paio di mesi. E scelto la sua vittima per fare il maggior rumore possibile. Oppure sarebbe un sieropositivo che vuole vendicarsi di quel mondo che lo ha contagiato. Oppure tutt’e due le cose. In ogni caso, se di serial killer si tratta, come mai questo delitto è così diverso dagli altri attribuiti al medesimo Cunanan? Il tenente della Marina Jeffrey Trail venne ucciso a martellate in testa e l’architetto David Madson a bastonate. Ecco la cronaca dell’assassinio di Lee Miglin, di anni 72: «Andrew lo stordisce, lo lega, lo imbavaglia, e lo porta nel garage: lo torturerà per più di un’ora con delle forbici e una sega elettrica. Poi consuma un pasto, si fa barba e doccia. Quindi finisce il lavoro uccidendo la sua vittima con una forbiciata al cuore».