Marcello De Cecco, La Repubblica, 07/07/1997., 7 luglio 1997
Chi sta dunque realizzando meglio l’ideale di Ruskin, tra le due aree in cui si è divisa la civiltà di origine europea? La domanda è ovviamente retorica, ma non è retorico il chiedersi perché inglesi e americani, che per primi adottarono l’ideale ruskiniano, non solo stiano facendo di tutto per abbandonarlo il più rapidamente possibile, ma agiscano quasi all’unisono, per mezzo della loro attuale leadership politica, che si dichiara progressista, per propagandare una simile politica anche tra i riottosi europei continentali
Chi sta dunque realizzando meglio l’ideale di Ruskin, tra le due aree in cui si è divisa la civiltà di origine europea? La domanda è ovviamente retorica, ma non è retorico il chiedersi perché inglesi e americani, che per primi adottarono l’ideale ruskiniano, non solo stiano facendo di tutto per abbandonarlo il più rapidamente possibile, ma agiscano quasi all’unisono, per mezzo della loro attuale leadership politica, che si dichiara progressista, per propagandare una simile politica anche tra i riottosi europei continentali. Nella recente sceneggiata di Denver, la regia aveva insistito nel mettere in contrasto gli antiquati europei e i dinamici americani. E lo aveva fatto con tanta pacchiana eccessività da riuscire sgradita persino a filo-americani di ferro come i governanti tedeschi e olandesi. La contrapposizione tra il moderno sistema sociale angloamericano, descritto come flessibile, scattante e pronto a raccogliere le sfide dei nuovi giganti dell’Asia, e quello attardato, antiquato, garantista, familista, che i governi e i popoli si affannano a tenere in piedi nell’Europa continentale, ritorna ogni giorno nelle espressioni degli uomini politici, degli economisti, dei mezzi di comunicazione americani. E trova orecchie sempre più pronte anche da questa parte dell’Oceano.