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 1997  luglio 07 Lunedì calendario

In prima fila, pronti a recepire il messaggio e a farlo proprio, sono i grandi uomini d’affari europei (chiamarli ancora imprenditori sarebbe eccessivo e fuorviante, visto che quel sostantivo evoca innovazione e tecnologia, e non solo massimizzazione del profitto di brevissimo periodo)

In prima fila, pronti a recepire il messaggio e a farlo proprio, sono i grandi uomini d’affari europei (chiamarli ancora imprenditori sarebbe eccessivo e fuorviante, visto che quel sostantivo evoca innovazione e tecnologia, e non solo massimizzazione del profitto di brevissimo periodo). Ma c’è una pletora di intellettuali (anche qui stiamo abusando di un onorato sostantivo) che segue e talvolta precede gli uomini d’affari nell’importare i nuovi prodotti del pensiero statunitense. Tra essi spiccano gli economisti. Questi ultimi i conti riportati da Fitchett si guardano bene dal farli. Magari cominceranno ora, visto che Fitchett riportava dati citati a Bonn da Richard Freeman, che essendo uno stimato economista di Harvard, non può non persuadere almeno un parte dei nostri pappagalleschi colleghi europei. Ma lo stesso giornale dava, lo stesso giorno, un’altra strabiliante notizia: la Ibm, sempre all’avanguardia nella gestione del personale, ha deciso di considerare nelle assunzioni la carriera accademica e il comportamento in classe tenuto dagli aspiranti lavoratori nelle scuole medie superiori, e non solo all’università. Forse si avvia al tramonto la cinquantennale fase in cui l’età dell’innocenza era stata ufficialmente prolungata fino ai diciotto anni, e l’andare a scuola voleva dire, negli Stati Uniti, essenzialmente divertirsi, socializzare e imparare il meno possibile. Le cose serie erano riservate agli anni del College, o addirittura a quelli della Graduate School, per quei pochi che ci arrivavano.