Beppe Gualazzini, Il Giornale, 25/07/1997, 25 luglio 1997
Ma ancora più sconcertante è la sequenza relativa alla cattura. Il guardiano del barcone, un portoghese di 71 anni, sostiene di aver riconosciuto Cunanan dall’ombra che si stagliava contro la finestra
Ma ancora più sconcertante è la sequenza relativa alla cattura. Il guardiano del barcone, un portoghese di 71 anni, sostiene di aver riconosciuto Cunanan dall’ombra che si stagliava contro la finestra. Ma Cunanan non aveva un profilo particolare: era alto un metro e settantacinque e la sua sagoma, vista da dietro un vetro, deve per forza essere identica a quella di milioni di persone. Se il guardiano non è d’accordo con l’Fbi, deve perciò avere semplicemente segnalato la presenza di un intruso nella casa galleggiante che gli era stata affidata. Gli agenti, invece, arrivarono in gran forze e per quattro ore con gli altoparlanti intimarono al presunto prigioniero di uscire. Poi fecero l’irruzione. Ma perché aspettarono tanto? Come hanno riferito quei pochi giornalisti che erano davvero a Miami Beach, la porta della casa era aperta e se c’erano da buttare bombe lacrimogene si poteva far l’irruzione subito, anche perché alle intimazioni degli agenti nessuno dal barcone dava risposta. Le bombe lacrimogene vennero effettivamente buttate verso le otto di sera, cioè dopo quattro ore di assedio. O almeno: l’Fbi spiegò che tre o quattro esplosioni che s’erano sentite erano le bombe lacrimogene e infatti - aggiunse - a causa del fumo il medico legale non potè entrare a prendere le impronte e riconoscere il cadavere fino all’alba. Senonchè Beppe Gualazzini del ”Giornale”, che stava sul posto, riferì così la cosa: «Da fuori si sentono tre, quattro detonazioni. Sono secche. Gas lacrimogeni, s’affrettano a dire quelli della polizia e dell’Fbi. Questi americani, pensate, sono progrediti al punto da rendere invisibile il fumo dei candelotti di gas lacrimogeno, tanto che le telecamere ostinatamente puntate sul cottage non ne rilevano un filo».