Franco Debenedetti, Il Sole-24 Ore, 25/07/1997., 25 luglio 1997
In risposta all’articolo di Marcello De Cecco (vedi anche ”Il Foglio dei Fogli” della settimana scorsa) secondo il quale la disoccupazione americana risulta così bassa perché non si tiene conto del dieci per cento di popolazione tenuto in carcere, Franco Debenedetti ricorda che «uno studio di Daveri e Tabellini, calcolando la disoccupazione in modo inequivocabile - sulla base della popolazione tra i 15 e i 65 anni, compresi cioè i carcerati; prendendo i dati medi su cinque anni, cioè indipendentemente dal ciclo economico; considerando la sola popolazione maschile, per depurare da mutamenti nei comportamenti sociali -, trova che la quota dei senzalavoro in Usa è rimasta stabile dal 1965 a oggi al 21%, mentre in Europa si è raddoppiata, passando dal 14 al 31%
In risposta all’articolo di Marcello De Cecco (vedi anche ”Il Foglio dei Fogli” della settimana scorsa) secondo il quale la disoccupazione americana risulta così bassa perché non si tiene conto del dieci per cento di popolazione tenuto in carcere, Franco Debenedetti ricorda che «uno studio di Daveri e Tabellini, calcolando la disoccupazione in modo inequivocabile - sulla base della popolazione tra i 15 e i 65 anni, compresi cioè i carcerati; prendendo i dati medi su cinque anni, cioè indipendentemente dal ciclo economico; considerando la sola popolazione maschile, per depurare da mutamenti nei comportamenti sociali -, trova che la quota dei senzalavoro in Usa è rimasta stabile dal 1965 a oggi al 21%, mentre in Europa si è raddoppiata, passando dal 14 al 31%. Lo studio individua la causa nel livello eccessivo del costo del lavoro, dovuto all’aumento della tassazione sul lavoro unita al potere monopolistico dei sindacati, che ha scaricato tale onere sulle imprese».