Giancarlo Coccia, Il Giornale, 25/07/1997, 25 luglio 1997
I quattro si erano incontrati per caso all’uscita di Massingir, un villaggio mozambicano distante una trentina di chilometri dalla frontiera, un gruppo di capanne definito dalla polizia di Maputo «la centrale di raccolta e smistamento» per i sempre più numerosi clandestini che tentano di scavalcare la frontiera e cercare fortuna nel Sud Africa, terra del latte e del miele»
I quattro si erano incontrati per caso all’uscita di Massingir, un villaggio mozambicano distante una trentina di chilometri dalla frontiera, un gruppo di capanne definito dalla polizia di Maputo «la centrale di raccolta e smistamento» per i sempre più numerosi clandestini che tentano di scavalcare la frontiera e cercare fortuna nel Sud Africa, terra del latte e del miele». Lunedì sera il quartetto si era lasciato alle spalle Massingir raggiungendo all’alba di martedì la rete metallica posta alla frontiera ed eretta agli inizi degli anni Ottanta e che va dall’estremo nord sudafricano fino al confine con lo Swaziland. Fino al 1994 la rete era attraversata dalla corrente elettrica, disattivata perché decine di mozambicani erano rimasti fulminati da letali scariche di cinquemila volt mentre tentavano di attraversare la barriera.