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 1997  luglio 22 Martedì calendario

La storia del signor Galanti, da proto-yuppie a vagabondo, è estrema e lui lo sa. Ma è estrema come il bordo di una strada su cui tutti possono sbandare

La storia del signor Galanti, da proto-yuppie a vagabondo, è estrema e lui lo sa. Ma è estrema come il bordo di una strada su cui tutti possono sbandare. L’autostrada della «carriera», che fino a vent’anni fa sembrava dritta e sicura, oggi è piena di macchie d’olio. «Anch’io, naturalmente, la pensavo come tutti: nella vita si può solo migliorare». E la vita, la sua, gli ha dato a lungo ragione: ex studente di buon liceo bolognese, rubacuori di coetanee, a 29 anni già responsabile di uno dei centri elettronici più moderni dell’epoca, la «sala macchine» fiorentina del Consorzio nazionale dei servizi di esattoria: «Nel ’73 già lavoravo con il 360, uno dei primi elaboratori in ambiente Dos». «Cocco dell’azienda» per i colleghi invidiosi, stipendio da invidiare, «due milioni e mezzo di allora: fanno quasi cinque di oggi», moglie e figli una bella casetta a Firenzuola, sull’Appennino, piena di cani e di cavalli. «Una vita felice», e il coltello gira nel costato. Era piacevole, quella sensazione di perennità: «Non pensavo potesse più accadermi nulla di male». Tanta sicurezza da poter affrontare a cuor leggero l’esplosione di uno scontro professionale costellato di antipatie personali e sgomitamenti di carriera, fino a incassare il licenziamento, contrattaccare in tribunale e vincere una buonuscita di qualche centinaio di milioni. Con i quali, «dopo un mese di euforia», Galanti fa il salto e si reinventa grossista di oreficeria. La storia di Albano sarà anche estrema, ma fin qui è già passata per due tappe da manuale di sociologia: folgorante carriera yuppie da anni Settanta, avventura imprenditoriale da anni Ottanta. Avventura, sì, e spericolata: alti guadagni, clienti di livello, promozione sociale, belle macchine, e il rischio dietro l’angolo.