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 1997  luglio 22 Martedì calendario

La vergogna e la rabbia di avere vergogna. «I miei figli non sanno ancora tutto. Credono che io sia sempre lontano per lavoro

La vergogna e la rabbia di avere vergogna. «I miei figli non sanno ancora tutto. Credono che io sia sempre lontano per lavoro. Li vedo solo a Natale, spendendo in regali più di quanto posso, magari per sentirmi dire ”tutto qui? ”». Navigare a vista, pensare al futuro «non più come un fondista che programma la corsa pensando al traguardo, ma come un centometrista che pensa solo a partire bene». Il colpo di pistola della sua seconda corsa, Albano l’ha sentito il 2 maggio: quando ha vinto l’ultimo pudore, ha chiesto un posto letto al pensionato cattolico e ha trovato il lavoro da facchino. Un milione e mezzo al mese per nove ore di lavoro ogni notte. «Povertà io non so cosa significhi. Non riesco a dire ”sono povero” o ”sono stato povero”. Ho invece chiarissima la parola dignità. Perché mi manca quasi più adesso che quando dormivo in macchina. Ora ho un lavoro fisso, in regola: ma come faccio a considerarmi una persona dignitosa? Una casa mi costerà un milione al mese; l’altro mezzo per mangiare e vestirmi. E poi? Cosa resta? vivere dignitosamente, così?». Si sente degradato, signor Galanti? «L’altra notte al mercato è arrivato il fruttivendolo di Firenzuola, dove tutti mi consideravano un benestante. Non mi aveva riconosciuto. Mi sono presentato io. Lei l’avrebbe fatto? Vede, non mi sento degradato. Forse ho solo capito qualcosa della vita».