Mario Baudino, La Stampa, 23/07/1997, 23 luglio 1997
Sommo poeta? ancora possibile esprimersi in questo modo verso un autore che pare così lontano dalla nostra sensibilità? Per uno studioso come Pier vincenzo Mengaldo non c’è dubbio
Sommo poeta? ancora possibile esprimersi in questo modo verso un autore che pare così lontano dalla nostra sensibilità? Per uno studioso come Pier vincenzo Mengaldo non c’è dubbio. Lo storico della lettueratura (che oscilla, dice, «fra ammirazione e disgusto») è convinto che le azioni di Pascoli permangono «altissime» alla borsa degli studiosi, e che il poesta del ”fanciullino” ci abbia lasciato testi memorabili, al di là di quelli compitati da generazioni sui banchi di scuola. Lancia anzi un appello: «Vorrei vedere su un’antologia scolastica Ultimo sogno» (quella che inizia con una mirabile quartina: «Da un immoto fragor di carriaggi/moventi verso l’infinito/tra schiocchi a cuti e fremiti selvaggi.../un silenzio improvviso. Ero guarito»).