Emanuela Audisio, La Repubblica, 31/07/1997, 31 luglio 1997
Una centrale del doping ricco, pulito e bello, e soprattutto che non risulta, è la California. Molto vicina alle farmacie di Tijuana, grande spaccio del mondo
Una centrale del doping ricco, pulito e bello, e soprattutto che non risulta, è la California. Molto vicina alle farmacie di Tijuana, grande spaccio del mondo. Anche Mennea quando volle informarsi su come fare, venne qui. Un chilo di puro testosterone comprato tramite canale medico costa 500 dollari. Mischiato al calcio, in formato pasticche, può essere venduto a 100 mila dollari. Si paga sempre cash, il contante non lascia tracce. Scordatevi le cliniche malfamate, i laboratori equivoci, il posto più frequentato del momento è una palestra femminile di West Hollywood, dove si va per un monitoraggio delle urine. Perché l’importante ormai non è drogarsi ma non risultare ai test. A volte basta smettere nove giorni prima della gara, così non si perdono i vantaggi e non si viene scoperti. L’ha detto anche quel caprone recidivo di Ben Johnson, già beccato due volte: «Se la sono presa con il sottoscritto, ma gli altri sono più marci di me. Oggi ci sono più di sessanta tipi di steoridi di testosterone a base d’acqua, che si eliminano in un giorno». Anche se in genere il periodo di smaltimento è di due settimane. Se andate da Michael Moone, un bodybuilder californiano, che ora è diventato il consigliere dei medici che curano l’Aids, perché da sempre i ladri ne sanno più delle guardie, vi dirà che la cosa che gli fa più schifo è l’ipocrisia. «Tutti gli atleti più famosi, più al top della specialità sono venuti da me, a chiedermi consigli su come passare i test. E sono gli stessi di cui leggo le dichiarazioni sul come il doping sia cattivo, da non usare mai. Ma non si vergognano?».