Bruno Vecchi, L’Unit, 30/07/1997, 30 luglio 1997
Ma molte cose sono cambiate. La morale, il comune senso del pudore, l’idea che andare a Mendrisio, Svizzera ticinese, rappresentasse una botta di vita
Ma molte cose sono cambiate. La morale, il comune senso del pudore, l’idea che andare a Mendrisio, Svizzera ticinese, rappresentasse una botta di vita. Perfino Linda Marciano, in arte Lovelace, che al film di Gerard Damiano deve quell’unico briciolo di notorietà che è riuscita a strappare alla mensa della vita, è diventata un’altra. Adesso, dopo che un destino canaglia gliene ha combinate di tutti i colori, si è trasformata - non senza ragione - in una suffragetta anti-porno. Anche Gerard Damiano, parrucchiere trash di Los Angeles, cineasta senza arte né parte, non è stato più lui. E cerca di sopravvivere, spremendo quello che ancora può dal mito degli anni Settanta, impantanato in filmetti porno che mettono addosso tristezza. Come sono lontani i giorni in cui Mike Nichols, il regista di "Conoscenza carnale", ne consigliava la visione a Truman Capote; Frank Sinatra lo proiettava, in forma strettamente privata, al vice presidente Agnew; e Berstein e Woodward chiamavano Gola Profonda l’informatore misterioso che dispensava notizie riservate sullo scandalo Watergate. Più che un film, Deep throat era diventato quasi una leggenda metropolitana. Forse anche un modo di essere, sospesi sulla sottile linea di confine che separava i pochi ”eletti” che l’avevano visto dal baratro dei molti che, senza averlo mai incrociato, raccontavano delle strabilianti performance di Linda Lovelace; la ragazza con il clitoride in gola. Ovvero, l’espediente narrativo sul quale si reggeva lo striminzito canovaccio del film (58 minuti), che qualcuno allora si ostinava a credere verità clinica acquisita.