Igor Man, La Stampa, 30/07/1997, 30 luglio 1997
La coda di quella cometa funesta che fu il caso O’Dell (accidentalmente intrecciatosi con la morte violenta di Versace e del suo [presunto] assassino) rovescia sulle vacanze di massa una nuova death story
La coda di quella cometa funesta che fu il caso O’Dell (accidentalmente intrecciatosi con la morte violenta di Versace e del suo [presunto] assassino) rovescia sulle vacanze di massa una nuova death story. Quella di Lucille McLauchlan e Deborah Perry, due infermiere inglesi alla sbarra in Arabia Saudita con l’accusa d’aver ucciso una lora collega australiana, Yvonne Gilford. Una storia di morte che ripropone l’antica questione della pena capitale. Un male da combattere, sempre e comunque, poiché la condanna a morte non cancella la morte bensì la riproduce. I giornali (popolari) britannici si sono buttati su questa nuova death story scrivendo, con una punta di (involontario) razzismo che la fine che le due infermiere rischiano sarà «orrendamente orrenda» mentre la punizione di O’Dell, ancorché terribile, ha, in definitiva, rispettato la persona del condannato.