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 1997  luglio 30 Mercoledì calendario

Nei paesi islamici il "qadi" (giudice) amministra la giustizia secondo la sharia. Questo vocabolo metaforicamente significa «la via diritta svelata da Dio»; in senso stretto: «la via o legge religiosa rivelata soltanto ai musulmani» (shari’a islamiya) alla cui osservanza va sottoposta la condotta dell’uomo: sia esso il miserabile, sia esso il re

Nei paesi islamici il "qadi" (giudice) amministra la giustizia secondo la sharia. Questo vocabolo metaforicamente significa «la via diritta svelata da Dio»; in senso stretto: «la via o legge religiosa rivelata soltanto ai musulmani» (shari’a islamiya) alla cui osservanza va sottoposta la condotta dell’uomo: sia esso il miserabile, sia esso il re. L’omicidio, per la sharia, va punito con il taglione (qisas), con la morte, dunque. Anche O’Dell, a ben guardare, fu vittima del taglione recepito da legislatori nostri contemporanei ma vetero-testamentari culturalmente. «La vendetta rallegri il giusto poiché laverà i suoi piedi nel sangue dell’empio» (Sal 58, 7-11). Ma è anche vero come il processo dibattimentale americano sia il più garantista del mondo. Noi stiamo a leticare sul 513, gli Stati Uniti d’America non hanno mai conosciuto la vergogna del codice Rocco, il cui polline infame vortica tuttora. La legislazione che ha ucciso O’Dell è speculare alle contraddizioni di una cultura, quella americana, che santifica lo spazio storico della Nuova Frontiera, che esalta i diritti civili, che si fa paladina della libertà in assoluto e tuttavia, alla fine, risulta «provinciale» nel dividere il mondo, la società, in buoni e cattivi. La "sharia", invece, non è affatto in contraddizione con la cultura (attuale) musulmana. A scanso di equivoci, tuttavia, diremo come Maometto col suo incessante appello alla tolleranza, nulla abbia a che vedere con la sharia ; così come la santa inquisizione nulla ha da spartire con la dolce parola di Gesù misericordioso. Per tentare di capire leggiamo cosa scrive Hussein Ahmed Amm nel suo saggio sulla "sharia", edito al Cairo nel 1987: «La maggior parte (dei musulmani) crede che le disposizioni della "sharia", quali si trovano nei libri di diritto, siano identiche a quanto sancito dal Corano e dalla Sunna, identiche a come le lasciò il Profeta alla sua morte. Chi invece studia la storia dell’Islam comprende che la sharia è un palazzo i cui molti piani sono stati costruiti uno dopo l’altro nel corso di lunghi secoli, da uomini simili a noi, in funzione della società e delle esigenze di chi la governa.». Di più: in moltissimi paesi islamici, e in epoche diverse, accanto alla giurisdizione ordinaria (quella del qadi) s’è venuta fomando una vera e propria giurisdizione extra ordinem dei sovrani (cfr. F. Castro: "Diritto musulmano e dei pesi musulmani", Iei, Roma). Insomma, l’indipendenza del giudice in fatto non esiste, limitata com’è dal Califfo che incarna il potere giudiziario.