Ferdinando Camon, L’Unit, 01/08/1997, 1 agosto 1997
La camera ha messo al bando le mine antiuomo. Eravamo uno dei paesi produttori più importanti del mondo, siamo diventati uno dei paesi più impegnati per l’eliminazione di queste armi
La camera ha messo al bando le mine antiuomo. Eravamo uno dei paesi produttori più importanti del mondo, siamo diventati uno dei paesi più impegnati per l’eliminazione di queste armi. Non è la vittoria di un partito, di un governo, di una coalizione, del Papa, o di Clinton. una vittoria dell’umanità: il primo passo verso l’eliminazione degli aspetti più disumani della guerra, quelli che nessuna cultura, tranne la cultura della guerra, riusciva più a giustificare. Il paradosso è che noi, paese che da mezzo secolo applica la cultura della pace, da mezzo secolo eravamo uno dei massimi esportatori di questo prodotto inventato dalla cultura della crudeltà. Perché lo facevamo? Per spirito degli affari. Lo spirito degli affari è l’anima del capitalismo. Non volevamo ammettere che l’affare ad ogni costo è interno alla cultura dell’ostilità, dell’aggressività. Chi è in guerra con un popolo e produce mine antiuomo per usarle contro quel popolo, ha un nemico, è un nemico; ma chi produce mine per venderle a tutti, è nemico di tutti, e ha tutti come nemici. La decisione di mettere al bando questa attività in un certo senso mette fine alla nostra inimicizia con tutti, al nostro senso dell’affare sopra tutto e sopra tutti gli uomini del mondo. Non cambia il concetto di guerra. Ma quello di civiltà.