Ferdinando Camon, L’Unit, 01/08/1997, 1 agosto 1997
Questa logica è saltata. Chi è in guerra, anche in guerre che durano pochi mesi o qualche anno, pensa subito a fare il massimo male ai nemici, a colpirli nella casa, nella famiglia, per generazioni
Questa logica è saltata. Chi è in guerra, anche in guerre che durano pochi mesi o qualche anno, pensa subito a fare il massimo male ai nemici, a colpirli nella casa, nella famiglia, per generazioni. Le mine servono a questo. Vengono collocate non per scopi militari o tattici o strategici, ma antiumani: attorno alle abitazioni, a chiudere i villaggi, sulle strade che portano ai mercati, alle chiese, alle scuole. Chi mette le mine, non ascolta la radio per sentire come vanno le cose al fronte, chi avanza e chi retrocede. Vuol sapere quante sono esplose, quanti morti han fatto, quante donne e quanti bambini. Le mine applicano la filosofia della guerra come guerra totale ed eterna di razze: noi dobbiamo tagliare il collo o le gambe ai nemici e ai loro figli per decenni. La messa al bando delle mine toglie alle guerre questa punta crudele e sadica. Ma non è che il resto della guerra sia tollerabile: ci vorranno secoli, ma è alla messa al bando delle guerre che bisogna arrivare.