Paolo Di Stefano, Corriere della Sera, 30/07/1997, 30 luglio 1997
La vicenda Montale doveva coinvolgere, prima o poi, la casa editrice a cui il poeta affidò, il 14 aprile 1977, i diritti esclusivi di pubblicazione di tutta la sua opera
La vicenda Montale doveva coinvolgere, prima o poi, la casa editrice a cui il poeta affidò, il 14 aprile 1977, i diritti esclusivi di pubblicazione di tutta la sua opera. Questa casa editrice è la Mondadori, che nel 1991 pubblicò la prima parte del "Diario postumo" e nel dicembre scorso l’intera raccolta, a cura di Annalisa Cima e con appendice filologica di Rosanna Bettarini. Ed eccola, dunque, la Mondadori, che dice la sua su quella che i montalisti più spiritosi chiamano una vera e propria «bufera», scatenata dal saggio di Dante Isella uscito il 20 luglio sul «Corriere». Gian Arturo Ferrari, direttore editoriale, ricorda che il contratto tra gli eredi Montale e la Mondadori, scaduto a vent’anni dalla sua stipulazione, è stato rinnovato nell’aprile scorso. «Questo contratto prevede l’obbligo da parte nostra di dare alle stampe tutto ciò che Montale ha lasciato, dunque non abbiamo saccheggiato un bel niente, come invece sostiene Annalisa Cima quando parla dell’edizione dell’"Opera in versi" nei Meridiani». Andiamo con calma: l’Opera in versi è l’edizione critica uscita nel 1980 da Einaudi, a cura di Gianfranco Contini e Rosanna Bettarini. Quell’edizione fu realizzata da Einaudi grazie a una concessione mondadoriana. Ma l’editore milanese chiedeva in cambio la possibilità di utilizzare il testo critico per un Meridiano delle poesie. Cosa che si verificò nel ’91, con il volume intitolato "Tutte le poesie" e curato da Giorgio Zampa. La stesso volume a proposito del quale Annalisa Cima parla di «saccheggio».