Paolo Di Stefano, Corriere della Sera, 30/07/1997, 30 luglio 1997
Ma passiamo al "Diario". Il 22 marzo ’88, quando fu firmato il contratto per la prima edizione parziale, Ferrari non si trovava alla Mondadori, ma ricostruisce le vicende attraverso la sterminata documentazione che rimane sui rapporti Cima Mondadori
Ma passiamo al "Diario". Il 22 marzo ’88, quando fu firmato il contratto per la prima edizione parziale, Ferrari non si trovava alla Mondadori, ma ricostruisce le vicende attraverso la sterminata documentazione che rimane sui rapporti Cima Mondadori. Ecco, innanzitutto, la copia del contratto, controfirmata da Bianca Montale, la nipote designata dal poeta come erede letteraria nel testamento del ’75. (Il nome di Bianca Montale compare nel contratto con la qualifica «erede»). Ma il contratto è molto interessante per le premesse: vi si citano in primo luogo le «scritture» (due del 28.10.1972 e due del 26.10.75) in cui «il Poeta Eugenio Montale concedeva alla Poetessa Annalisa Cima i diritti su alcune proprie poesie manoscritte». Sono, come è ormai noto, le prime lettere-legato pubblicate nell’aprile scorso, con le altre, nell’«Annuario della Fondazione Schlesinger». La poetessa Cima ha dichiarato qualche giorno fa all’Ansa che prima di scrivere il suo saggio, Isella avrebbe potuto correre alla Mondadori per verificare la scrittura di Montale sulle tredici delle ventiquattro lettere-legato depositate in casa editrice nell’87 e «ampiamente verificate e approvate dall’ufficio legale che stese il mio contratto». Abbiamo chiesto a Ferrari di mostrarci questi documenti, ma non ve n’è traccia. Tutto quel che Ferrari riesce a trovare nell’archivio sono tredici fotocopie, tratte dall’Annuario, che riprendono altrettante lettere-legato (dal ’72 al ’78). Nient’altro. Quindi la corsa auspicata dalla Cima sarebbe stata vana.