Paolo Di Stefano, Corriere della Sera, 30/07/1997, 30 luglio 1997
Ferrari comunque tiene a precisare che tutto il rapporto Cima-Mondadori è costellato di complicazioni e di lunghi «tira-e-molla»: «Le relazioni sono sempre state molto tese e contrassegnate da una connotazione giuridica»
Ferrari comunque tiene a precisare che tutto il rapporto Cima-Mondadori è costellato di complicazioni e di lunghi «tira-e-molla»: «Le relazioni sono sempre state molto tese e contrassegnate da una connotazione giuridica». La Mondadori (i dirigenti che trattavano la questione erano allora Luciano De Maria e Marco Forti) teneva a pubblicare il Diario postumo, poiché era l’editore di Montale. «Sarebbe stato inammissibile farlo pubblicare da altri editori». E ora? C’è chi sostiene che sarebbe bene ritirarlo dalle librerie: «Finché non è accertato il falso, non vale la pena prendere nessuna decisione di questo tipo», dice Ferrari «Se qualcuno intende portare la faccenda sul piano giudiziario, ne trarremo le conseguenze». Si allude, ovviamente, a Bianca Montale, l’erede cui spetterebbe il dovere di salvaguardare la memoria del poeta. «Comunque», prosegue Ferrari «questa storia, fin dal sul nascere, è viziata da un’ambiguità di fondo».