Gianni Mura, la Repubblica, 29/07/1997., 29 luglio 1997
«Ma adesso voglio raccontarvi la storia di Anti, corridore francese di non eccelsi mezzi. Per sua disgrazia, nella tappa fra Andorra e Perpignano resta subito staccato sull’Envalira, non fa in tempo a rintanarsi in quello che gli italiani chiamano gruppetto e i francesi grupetò, oppure autobus
«Ma adesso voglio raccontarvi la storia di Anti, corridore francese di non eccelsi mezzi. Per sua disgrazia, nella tappa fra Andorra e Perpignano resta subito staccato sull’Envalira, non fa in tempo a rintanarsi in quello che gli italiani chiamano gruppetto e i francesi grupetò, oppure autobus. Resta sempre da solo e per giunta controvento, ma si spreme per arrivare a Perpignano anche se è fuori tempo massimo. I ciclisti sono gente strana, ragionano a modo loro. Un calciatore serio non fa venti metri di corsa per inseguire una palla persa, un ciclista sconosciuto fa duecento chilometri solo per dimostrare a se stesso quanto sa soffrire. Però a venti chilometri da Perpignano gli si blocca davanti una macchina della Gendarmerie e lo invita con modi spicci a salire sul camion-balai, la vettura-scopa, quella che raccoglie chi si ritira. Tanto, gli dicono, sei fuori tempo massimo, a Perpignano c’è il traffico bloccato, non vorrai che tutti stiano ad aspettare suonando il clacson un’altra mezz’ora solo perché tu ti sei messo in testa d’arrivare al traguardo. E così Anti, piangendo, sale sul camion-balai. il primo ritirato per ordine della Polizia nella storia del Tour».