Giuseppe DíAvanzo, La Repubblica, 02/08/1997., 2 agosto 1997
Non capisco... «Lo Stato oggi non ha di fronte una mafia che mette le bombe. Quella è messa male. Non morta, ma in coma
Non capisco... «Lo Stato oggi non ha di fronte una mafia che mette le bombe. Quella è messa male. Non morta, ma in coma. Il problema dello Stato, oggi, è il potere economico della mafia. su quello che deve mettere le mani. E per farlo deve spendere». Spendere? Perché? «Come, non capisce? Il collaboratore oggi deve dire: lo vedete quello lì? Quello è il prestanome di Totò Riina, tiene in mano i miliardi di ’u zu Totò. Lo vedete quell’industriale? Quello maneggia i soldi di Cosa Nostra. Il collaboratore che parla di queste cose può trovarsi stretto tra uno Stato, che per i ”pentiti” vuole spendere sempre di meno, e imputati sempre più ricchi che magari al ”pentito” possono dire: ”Senti, cornuto, quanto ti dà lo Stato per i prossimi venti anni? Cinquecento milioni? Un miliardo? Bene, eccotene cinque miliardi, fai scena muta al processo, e amici come prima”. Sa, dottore, davanti ai ”piccioli”, gli uomini d’onore sono pratici. E quelli, che d’onore non sono, ancora più pratici sono...» (Gaspare Mutolo a Giuseppe D’Avanzo)