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 1997  agosto 03 Domenica calendario

L’indulto proposto dalla Commissione Giustizia della Camera non è di per sé insano, perché contempla forme di clemenza che non aboliscono la condanna

L’indulto proposto dalla Commissione Giustizia della Camera non è di per sé insano, perché contempla forme di clemenza che non aboliscono la condanna. Ma resta una singolare sensazione di malessere: una sensazione di sbigottimento, di vana attesa di parole che non vengono, come può accadere a chi assista a un lutto che vien smesso troppo sbrigativamente, e che non insegna nulla. Non manca solo la cura e la gratitudine memore verso le vittime. Non è questione solo di risarcimenti, di debiti pecuniari. Questi peccati di omissione esistono, ma anche di altro si sente la mancanza, nelle odierne discussioni. Si sente la mancanza di un pensiero profondo in chi reclama indulgenza: di un pensiero su quel che allora fu fatto e su perché fu fatto, su quel che fu pensato e su perché fu pensato. Si sente la mancanza - in numerosi ex terroristi o ex fautori della violenza - di una vera riflessione su se stessi, su quello che fu il loro rapporto con la morte dell’altro, su quel che fu il loro rapporto con un’ideologia totalitaria che rendeva tanto fatue queste morti, su quel che fu il loro accecamento mentale. Si sente la mancanza dell’occhio di Edipo sui propri misfatti, dell’«occhio di troppo», come lo chiama Hölderlin: occhio che permette di avere orrore di sé e di divenire non già sereni alla maniera di Heidegger - immersi nella Serenità Ultima della Gelassenheit - ma che aiuta a vedere le tenebre, a meditare con saggezza sul passato e su quel che da esso si può imparare per il futuro. Tutte queste parole si attendono, e invece non si parla che di guerre finite, di obblighi dei vincitori e di diritti dei vinti. Toni Negri quando insiste su questo concetto del perdente non è sfiorato da idee di colpa di responsabilità. Non ha l’occhio di troppo e somiglia piuttosto a Giocasta, che implora Edipo di smettere le fatali indagini su se stesso, di conservare illusioni e potere. Se i violenti avessero vinto la guerra, Negri non avrebbe motivo oggi di chiedere alcunché. Sarebbero vittoriose le sue idee, che non sono oggetto di ripensamento ma sembrano accantonate per necessità esterne.