Barbara Spinelli, La Stampa, 03/08/1997, 3 agosto 1997
come se D’Alema annunciasse un giorno che i comunisti «hanno perso la loro secolare battaglia», e perciò hanno cambiato nome senza bisogno di radicali revisioni
come se D’Alema annunciasse un giorno che i comunisti «hanno perso la loro secolare battaglia», e perciò hanno cambiato nome senza bisogno di radicali revisioni. Precisamente questo crea imbarazzo, nella nuova vocazione italiana a dimenticare le colpe, fasciste comuniste o terroriste: si ragiona solo in termini di successo e insuccesso, di fortune o sfortune in qualche esoterico gioco d’azzardo. Si immaginano guerre banali tra Signorie rivali, al termine delle quali c’è colpevolizzazione di tutti e subito dopo scagionamento di tutti. Gianfranco Fini disse una volta: «Non spetta a me condannare Mussolini. stata la storia a condannarlo, a vincerlo». Così Toni Negri, che giudica superato il terrorismo in quanto sconfitto. Così anche Nichi Vendola, deputato di Rifondazione, che ha redatto la proposta di indulto e che dichiara a Guido Tiberga su La Stampa che «il discorso [sul terrorismo] è più ampio. Qui stiamo parlando di 224 persone che hanno fatto una scelta criminale, ma in un momento in cui la nostra democrazia era tutt’altro che limpida. Non dimentichiamo che quelli erano gli anni dello stragismo, del sovversivismo dall’alto». Dunque c’era qualche giustificazione, nella scelta di infliggere sofferenze e morte. Dunque la lotta continua, intima compagna, contro una democrazia che non viene ringraziata per come ha resistito. E continua, subdolo, l’autoaccecamento mentale. Per i comunisti il Discorso è stato sempre «Più Amplio, Più Complicato», di quanto dicessero le nude cifre dei loro morti, i nudi fatti dei loro Gulag.