Barbara Spinelli, La Stampa, 03/08/1997, 3 agosto 1997
Nel ’74, quando la Gauche Proletarienne già si era autodissolta, Negri dichiarava che il «vero nemico» da abbattere era la socialdemocrazia, incarnata dal partito comunista italiano
Nel ’74, quando la Gauche Proletarienne già si era autodissolta, Negri dichiarava che il «vero nemico» da abbattere era la socialdemocrazia, incarnata dal partito comunista italiano. Non c’era nostalgia di stalinismo e leninismo, in Cohn-Bendit e nei ribelli francesi, ma i primi segni di antitotalitarismo. Lo stesso antitotalitarismo che li indusse a non divenire terroristi. Già nell’agosto ’68 i contestatari sfilarono a Parigi, contro i carri armati a Praga, mentre italiani e tedeschi studiavano Lenin in vacanza. Poi venne una data decisiva, nel ’72, quando Settembre Nero uccise gli sportivi israeliani nell’attentato di Monaco. I terroristi tedeschi esultarono, gli italiani approvarono. Solo i francesi -Sinistra Proletaria compresa - condannarono il terrorismo palestinese. Ma la svolta cruciale avvenne dopo, per la Francia. Avvenne nel ’74, in piena occupazione della fabbrica Lip, quando Aleksàndr Solzenicyn fu espulso dall’Urss. L’espulsione divenne tema dominante nei dibattiti, e Glucksmann che in passato aveva fatto parte della Gauche Proletarienne pubblicò il 4 marzo un articolo giudicato esplosivo: «Il marxismo rende sordi», si intitolava. Cominciava quello che poi si chiamerà, in Francia, l’effetto Solzenicyn.