Paolo Guzzanti, La Stampa, 22/07/1997, 22 luglio 1997
Eravamo tutti molto di sinistra, si portavano capelli lunghissimi, femminismo scatenato, dibattiti a non finire e liti ideologiche da coltello per questioni operaistiche di tipo religioso
Eravamo tutti molto di sinistra, si portavano capelli lunghissimi, femminismo scatenato, dibattiti a non finire e liti ideologiche da coltello per questioni operaistiche di tipo religioso. La vacanza del 1975 con il celebre episodio del carrello segnò la fine di un’epoca per noi, e cioè la fine dei campeggi. Il carrello a rimorchio con gancio fece tutto da solo. Affrontammo con lui e la vecchia Lancia Fulvia, cui era legato da un manicotto omologato dall’Ispettorato della motorizzazione, il ritorno al Pireo dopo essere stati azzannati dalle vespe assassine in Cappadocia e dopo aver peregrinato fra Itaca e le Cicladi, qualche volta con bagagli volanti. Era stata una vacanza urticante e disgraziata, ma emozionante. L’ultima cena, nel ristorante alla periferia di Atene in cui ci aveva portato precedentemente Alexis Panagulis, l’eroe della Resistenza greca che di là a poco sarebbe andato a morire in un oscuro incidente d’auto. Ero stato per anni molto amico del fratello Statis, che viveva esule a Roma e che frequentava la redazione dei giornali per diffondere comunicati e raccogliere solidarietà.