Paolo Guzzanti, La Stampa, 22/07/1997, 22 luglio 1997
Ma l’accoglienza fu deludente: ci guardarono freddamente, ci nutrirono malissimo, ci fecero ogni sorta di sgarbo, ci portarono un conto che equivaleva al doppio di quel che ci era rimasto in tasca
Ma l’accoglienza fu deludente: ci guardarono freddamente, ci nutrirono malissimo, ci fecero ogni sorta di sgarbo, ci portarono un conto che equivaleva al doppio di quel che ci era rimasto in tasca. Che fare? Io ero per la linea morbida; pagare magari con un assegno, assumere un’aria indignata e andarsene senza lasciare la mancia. Quelli di Lotta Continua erano per la linea dura e l’attuarono. Per me fu una scena di un imbarazzo terribile. Furono aggressivi, dissero che i ristoratori erano un branco di ladri e gettarono con disprezzo sul tavolo una somma pari a un decimo di quella richiesta. Il padrone, gelido e in smoking bianco, ci implorò di non tornare mai più e ce ne andammo con un bolo indigesto lasciando la Grecia di un’estate scoscesa e rovente, piena di polvere, tedeschi, viste meravigliose e liti terribili sotto le tende. Nel campeggio si sentivano le ansie sospirose di rapporti sessuali consumati frettolosamente alle prime luci dell’alba, in clandestinità, profittando dell’ultimo sonno dell’infanzia, la quale infanzia il giorno dopo commentava apertamente questi eventi, usando le parole chiave del turpiloqui.