Orio Caldiron, Il Mattino, 03/08/1997, 3 agosto 1997
In collegio Totò non fa grandi progressi e a tredici anni decide di smettere di studiare. Confessa ai genitori che vuol fare l’attore anche perché ha già partecipato a qualche «periodica», quelle riunioni familiari in cui, alla presenza di mamma, papà, zie e zii, i più giovani si esibivano cantando e recitando versi
In collegio Totò non fa grandi progressi e a tredici anni decide di smettere di studiare. Confessa ai genitori che vuol fare l’attore anche perché ha già partecipato a qualche «periodica», quelle riunioni familiari in cui, alla presenza di mamma, papà, zie e zii, i più giovani si esibivano cantando e recitando versi. Ma per i suoi parenti la professione di attore è solo sinonimo di miseria e di vita sregolata. Così ha per un breve periodo la tentazione di farsi prete, cosa per niente gradita alla madre. Ma la prima volta che, dopo lunghe prove, si esibisce come chierichetto, mentre sull’altare maggiore la musica dell’organo, i fumi dell’incenso, i parametri sacri sta servendo messa, si dimentica per l’emozione le frasi che deve rispondere al prete. Sua madre lo rimprovera furibonda: non sa fare nemmeno il prete.