Alessandra Farkas, Corriere della Sera 11/08/1997; Massimo Scalia, líUnit 13/08/1997; Anna Di Lellio, líUnit, 12/08/1997., 11 agosto 1997
Dal ’91 a oggi Greenpeace ha perso in America 800.000 iscritti, ha chiuso dieci sedi distaccate, e ha dovuto ridurre il personale da 400 a 65 unità
Dal ’91 a oggi Greenpeace ha perso in America 800.000 iscritti, ha chiuso dieci sedi distaccate, e ha dovuto ridurre il personale da 400 a 65 unità. Motivo sostanziale della crisi: l’ascesa alla Casa Bianca di Clinton e del suo vice Al Gore, forti assertori di una politica ambientalista che è parsa rendere inutile la presenza militante di un gruppo così radicale. Greenpeace ha infatti raggiunto il suo vertice di popolarità e iscrizioni all’epoca delle presidenze Bush e Reagan (ambiente sotto attacco delle politiche liberiste) e in occasione del bombardamento francese di Rainbow Worrior nel Pacifico. Secondo alcuni osservatori però la crisi andrebbe anche ricollegata alla particolare struttura organizzativa dell’associazione, caratterizzata da una ristretta ”Autorità” centrale sostenuta da una base associativa alla quale si chiede soltanto la semplice adesione alle campagne. Gli iscritti preferirebbero «far da barriera tra la balena e l’arpione» e collaborare attivamente, senza limitarsi al finanziamento.