Rosanna Bettarini, Il Sole 24 ore, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Dante Isella dal ”Corriere”scaglia la prima pietra contro l’autenticità del diario postumo di Montale, volendo dimostrare che è tutto un pastiche di Annalisa Cima (20 luglio)
Dante Isella dal ”Corriere”scaglia la prima pietra contro l’autenticità del diario postumo di Montale, volendo dimostrare che è tutto un pastiche di Annalisa Cima (20 luglio). In suo soccorso la penna più attiva della pagina culturale, Paolo Di Stefano, avvisa che il caso, non più letterario, sta slittando in ambito giuridico, volendo dire giudiziario, e convince tutti che del doman non c’è certezza, e neanche della lingua italiana (’Corriere” 26 luglio). I paleografi, detti anche grafologi (’Corriere” 27 luglio) e anche paleontologi (’Il Messaggero”, 1 agosto), che sono insicuri della mano del Boccaccio, dilatabile fino a quella di Coluccio Salutati, e che da settant’anni percorrono devotamente il cammino privilegiato Roma-Firenze-Parigi, sono invece sicurissimi della mano di Montale in base a due fotocopie di fotocopie (’Corriere”, 27 luglio). Il principale accusatore, parlando di Rosanna Bettarini, pur sapendo che non è neanche lontanamente un maschietto, scrive: «non gli riuscì di trovare» e accorda a senso «i facsimili delle Lettere-legato entrate» (’Corriere”, 27 luglio), con soluzioni grammaticali non attribuibili a un letterato di professione: che sia ”falso” anche Isella? La scrittrice Lalla Romano, aspirante al Nobel, senza argomenti né per il vero, né per il falso, interviene versando due diversi calamai di insulti (’Corriere” 26 luglio e 6 agosto) da cui una querela per «diffamazione a mezzo stampa e per via telematica, con concessione di ampia facoltà di prova» (Ansa, 1 agosto): ci sarà un ghost writer doppio o scempio anche per lei? Consiglio agli attribuzionisti: andare in pellegrinaggio a Lugano, dove si trovano i manoscritti.