Rosanna Bettarini, Il Sole 24 ore, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Il brusio montaliano di fine luglio sul Diario postumo, che disillude quanti credevano che «il mondo rovesciato» fosse un medievale tòpos lettario, accompagna la scena d’una cattiva gestione di tutta l’opera di Montale
Il brusio montaliano di fine luglio sul Diario postumo, che disillude quanti credevano che «il mondo rovesciato» fosse un medievale tòpos lettario, accompagna la scena d’una cattiva gestione di tutta l’opera di Montale. Se la Poesia piange nell’attuale tentativo di sottrarre all’autore, senza uno straccio di prova, un suo laborioso e ingegnosissimo «apocrifo», la Prosa non ride. Basta guardare il trattamento riservato alle prose critiche di Montale (Il secondo mestiere. Prose - 1920-1979, Mondadori 1996), gettate in una notte nera dove tutti i gatti sono bigi, con incredibili assenze, come gli scritti su Loria, e con insensante attribuzioni, come lo scritto Due ombre del giornale di Genova, «Il Lavoro» (1931), che è di Giovanni Ansaldo e non di Montale, così come mostra in calce all’articolo la distintiva stelletta scura, corrispettivo iconico della firma di Ansaldo, e così come dimostra Giuseppe Mercenaro, che ha raccolto le due ingannevoli ombre nell’antologia Vecchie zie e altri mostri (1990). Il tutto senza che nel frattempo si sappia dove siano andate a finire le vere raccolte d’autore, Auto da fé (1966) e Sulla poesia (1976), nonché l’inedito Sulla prosa, già col placet di Montale, che scuotendo la testa ha aspettato invano.