Rosanna Bettarini, Il Sole 24 ore, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Ora, in questo quadro trasandato e opaco dove si discute sui pianerottoli cosa sia il vero Montale, si vede per soprammercato che la renitenza di alcune vestali del bello a controllare e a contestualizzare i documenti è direttamente proporzionale al feticismo dell’autografo a tutti i costi, come se la mano dell’autore fosse da sola garanzia d’autenticità
Ora, in questo quadro trasandato e opaco dove si discute sui pianerottoli cosa sia il vero Montale, si vede per soprammercato che la renitenza di alcune vestali del bello a controllare e a contestualizzare i documenti è direttamente proporzionale al feticismo dell’autografo a tutti i costi, come se la mano dell’autore fosse da sola garanzia d’autenticità. Se questo fosse vero, cadrebbe quella buona metà del Canzoniere di Petrarca trascritta da Giovanni Malpaghini, e cadrebbe con gran botto almeno tutta la Commedia, della quale di pugno di Dante non rimane neanche un rigo. Cadrebbe quasi per intero la toccante invenzione senile degli Altri versi (1980), con tutti i dattiloscritti mandati a me, non firmati e spesso in lettere mute, e cadrebbero anche quelli regalati a Maria Corti (ora nel Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia, uno scrigno per gli appassionati), perché nessuno può giurare che i testi non siano stati dettati all’amorevole Gina, dattilografa dilettante quasi quanto lui, che batteva con un dito solo della mano destra. Se copiati da Gina, i testi di Montale apparterrebbero meno a Montale?