Rosanna Bettarini, Il Sole 24 ore, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Alla superiore Scuola Normale di Pavia, dove la mano di Contini era stranota, molti stenteranno a riconoscere il suo inconfondibile segno sottile: eppure questa è la sua mano in un momento, o in due momenti, di strizza
Alla superiore Scuola Normale di Pavia, dove la mano di Contini era stranota, molti stenteranno a riconoscere il suo inconfondibile segno sottile: eppure questa è la sua mano in un momento, o in due momenti, di strizza. Se ne dedurrebbe: Montale disistimava Contini (Gianfranco fa un sacco d’errore), Contini disistimava Montale (tanto sono due versi brutti), i biografi scriverebbero, ipnotizzati dalla facies inoppugnabile del documento, che i due avevano rotto tra loro, contro la testimonianza indiscussa d’una lunga, e non importa se quieta, reciproca fedeltà, i più birichini forse penserebbero che Contini scriveva versi montaliani (i versi furono scritti da Gianfranco). E in più: la Filologia, di per sé neutrale, è intervenuta direttamente sulla Poesia, arbitrando su due versi «veri», aggiungendo una virgola (dopo primigenio) e consegnando alla storia delle patrie lettere la realtà d’una congettura debole e comunque foriera della perdita sincronica di quelle marcatissime «paralogie che a turno si divorano» dell’ultimo Montale (ora non più a testo), che meritavano forse altro medicamento, altra ipotesi, o forse niente. I filologisti di turno farebbero il solito can-can per l’oltranzismo del comportamento, ignorando che la filologia sincrona dell’autore vivo (tale allora Montale, che firmava un libro d’autore assistito, dentro un capitolo sensibilissimo della filologia fondato da Contini e da me, e sia pure non scritto) è anche una «psicolfilologia» e un equilibrio di forze tra loro in tensione, perché il filologo per natura e cultura vuole conservare mentre l’autore vivo vuole innovare e dirompere. Fuori del suo contesto non si sente che quel «del resto sono due versi brutti» è anche una voce d’impotenza e di rammarico davanti a un’invenzione fuggente, perché l’Ira è breve furore e il furor lungo porta alla rovina.