Rosanna Bettarini, Il Sole 24 ore, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Ora i lettori di poesia, specie rara e avveduta, guarderanno al fragile e conteso «libricino» del Diario postumo, infilato furtivamente a brani dentro la classica bottiglia affidata alla corrente del tempo, con una tenerezza supplementare, pensando al suo avventuroso tragitto tra la perdizione e l’esistere nel difficile rapporto vero-falso che appassionava Montale quanto Sant’Agostino, e all’inverso pensando a quell’Erostato infatuato che, solo per tramandarsi, solo per esserci e per sembrarci, incendiò il tempo di Efeso
Ora i lettori di poesia, specie rara e avveduta, guarderanno al fragile e conteso «libricino» del Diario postumo, infilato furtivamente a brani dentro la classica bottiglia affidata alla corrente del tempo, con una tenerezza supplementare, pensando al suo avventuroso tragitto tra la perdizione e l’esistere nel difficile rapporto vero-falso che appassionava Montale quanto Sant’Agostino, e all’inverso pensando a quell’Erostato infatuato che, solo per tramandarsi, solo per esserci e per sembrarci, incendiò il tempo di Efeso