Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  agosto 10 Domenica calendario

Una esponente italiana del mondo della cooperazione è andata l’anno scorso a visitare Cuba. Si è spinta verso l’interno, è entrata nelle case, ha parlato con tutti

Una esponente italiana del mondo della cooperazione è andata l’anno scorso a visitare Cuba. Si è spinta verso l’interno, è entrata nelle case, ha parlato con tutti. «Ero andata pensando di trovare un paese povero, ma dignotoso. Ho trovato la miseria e non la dignità». Cosa ha visto? Perfino padri che offrivano le figlie. Un noto sociologo argentino (non faccio nomi perché non posso, in questo momento, chiedere l’autorizzazione a riportare ciò che mi hanno detto) ha trovato un paese tornato al destino di prima della rivoluzione: l’economia del dollaro e quella del «peso» si scontrano peggio che ricchi e poveri nella lotta di classe. Una giovane cubana venuta a studiare e fare esperienza in Italia, stava per tornare all’Avana; è venuta a salutarmi, sei mesi fa. Ma oggi è ancora qui. Suo padre le ha telefonato da Cuba: «Non tornare. Qui è un disastro». Vado avanti registrando notizie come queste, con la tristezza che mi comunica mia figlia (figlia di una cubana), che non ha mai visto il suo paese: «Ma non ci vado, finché gli amici di là non mi diranno che sono tornati liberi, almeno, di muoversi...». Adesso c’è anche il passaporto interno: non puoi spostarti liberamente da una città all’altra.