Saverio Tutino, L’Unit, 10/08/1997, 10 agosto 1997
Segni di paura, oltre che di povertà. Paura di dover riconoscere che una rivoluzione, una volta fatta non garantisce per sempre l’immunità dal giudizio popolare
Segni di paura, oltre che di povertà. Paura di dover riconoscere che una rivoluzione, una volta fatta non garantisce per sempre l’immunità dal giudizio popolare. E paura del popolo di non avere più la forza di esprimersi e contare, senza la guida di un padre diventato padrone e indispensabile maestro. Il problema dunque è un solo: è lui, Fidel Castro, che non ha forse, più, ormai, vie d’uscita in presenza di sé. Dicono gli psichiatri che ognuno fa quello che può. E Castro non può fare di sé un presidente democratico di un paese normale. Se potesse, lo avrebbe già fatto. Adesso si affida a vaghe speranze o all’attesa di un miracolo del vecchio Wojtyla sul finire del suo pontificato. Comprendiamo dunque anche la tragedia del vecchio «caudillo». Ma non opponiamo censure alle censure e diciamo almeno fra noi la verità, caro Minà.