Davide Paolini, Il Sole 24 ore, 23/07/1997, 23 luglio 1997
questa la carta sulla quale puntare: il marchio Doc non potrà essere che un ”pretesto” perché non solo sarà arduo il riconoscimento europeo, ma chi potrà controllare a Seattle a Osaka, a San Paolo, a Dusseldorf, a Melbourne, a Johannesburg e in mille altre località che nella pizza napoletana verranno usati la mozzarella di bufala o il San Marzano? Ma soprattutto dove i pizzaioli dell’altro mondo troveranno questi ingredienti? E ancora, chi lo farà il controllo in Italia? Tanto più un prodotto è contraffatto, tanto più significa che ha successo: in questi casi il marketing insegna che l’eccesso di notorietà va sfruttato in altre attività (cultura, festival, turismo)
questa la carta sulla quale puntare: il marchio Doc non potrà essere che un ”pretesto” perché non solo sarà arduo il riconoscimento europeo, ma chi potrà controllare a Seattle a Osaka, a San Paolo, a Dusseldorf, a Melbourne, a Johannesburg e in mille altre località che nella pizza napoletana verranno usati la mozzarella di bufala o il San Marzano? Ma soprattutto dove i pizzaioli dell’altro mondo troveranno questi ingredienti? E ancora, chi lo farà il controllo in Italia? Tanto più un prodotto è contraffatto, tanto più significa che ha successo: in questi casi il marketing insegna che l’eccesso di notorietà va sfruttato in altre attività (cultura, festival, turismo). Non a caso Napoli è stata scelta come città della comunicazione.