Paola Pilati, L’Espresso, 21/08/1997, 21 agosto 1997
Lo chiamano il Diesel. Non ha lo scatto ma vince in resistenza. Un po’ lento da avviare, ma una volta partito non si spegne mai
Lo chiamano il Diesel. Non ha lo scatto ma vince in resistenza. Un po’ lento da avviare, ma una volta partito non si spegne mai. Soprannome azzeccato per Giancarlo Cimoli, ingegnere chimico cinquantasettenne catapultato dieci mesi fa dal business delle centrali elettriche della privata Edison nel girone infernale delle Ferrovie dello Stato. Che è come per un chirurgo passare da un tavolo operatorio di Houston al pronto soccorso nel Bronx, poche storie e darsi da fare. Diesel Cimoli passa i primi tre mesi a studiare la situazione, i successivi a preparare un piano d’impresa. Il governo è da aprile che rimugina su quel piano strategico, il Tesoro gli lesina i mezzi, i suoi ferrovieri gli danno non pochi dispiaceri trascinando l’azienda in prima pagina per due brutti incidenti: prima il disastro del Pendolino a Piacenza, in ultimo, a Roma, il treno deragliato e la gru di soccorso deragliata anch’essa. All’opinione pubblica infuriata Cimoli risponde cosi: «La qualità del servizio non si inventa in 24 ore, lasciatemi lavorare». Forse non gli conquista simpatie, ma è maledettamente vero. (Giancarlo Cimoli, amministratore delegato Fs, a Paola Pilati)