Umberto Eco, L’Espresso, 21/08/1997, 21 agosto 1997
Perché il povero controllore, che ormai sa persino parlare inglese con gli stranieri, deve consultare orari ufficiali mastodontici per dare un’informazione sulla coincidenza, e se fate il biglietto in treno, magari con un tesserino-sconto, deve ogni volta calcolare con la biro il tragitto, la detrazione e il sovrapprezzo? Con un computer da un milione, e una stampantina da seicentomila lire nella stazione di testa, salendo in treno il controllore potrebbe ritirare un foglietto che specifica per quel solo percorso ogni tipo di tariffa per ogni tragitto (voglio dire qualcosa come «Bologna-Firenze, meno sconto numero cinque, più biglietto in treno, lire tante»), e con un altro foglietto avrebbe tutte le coincidenze sulle stazioni toccate da quel treno
Perché il povero controllore, che ormai sa persino parlare inglese con gli stranieri, deve consultare orari ufficiali mastodontici per dare un’informazione sulla coincidenza, e se fate il biglietto in treno, magari con un tesserino-sconto, deve ogni volta calcolare con la biro il tragitto, la detrazione e il sovrapprezzo? Con un computer da un milione, e una stampantina da seicentomila lire nella stazione di testa, salendo in treno il controllore potrebbe ritirare un foglietto che specifica per quel solo percorso ogni tipo di tariffa per ogni tragitto (voglio dire qualcosa come «Bologna-Firenze, meno sconto numero cinque, più biglietto in treno, lire tante»), e con un altro foglietto avrebbe tutte le coincidenze sulle stazioni toccate da quel treno. Ma il vantaggio interesserebbe anche i viaggiatori, i quali (come accade in molti paesi) potrebbero avere lo stesso foglietto premendo un bottone prima di fare il biglietto, senza accalcarsi allo sportello informazioni e spintonarsi in modo indecente per decifrare come egittologi i grandi quadri gialli.