Orio Caldiron, Il Mattino, 06/08/1997, 6 agosto 1997
Forse sono proprio i primi insuccessi a dargli la carica necessaria per decidere di lasciare il teatro dialettale e di tentare con il varietà
Forse sono proprio i primi insuccessi a dargli la carica necessaria per decidere di lasciare il teatro dialettale e di tentare con il varietà. Una mattina si presenta a Giuseppe Jovinelli, proprietario dell’omonimo teatro in piazza Guglielmo Pepe. Dallo «Jovinelli» sono passati attori celebri come Raffaele Viviani, Ettore Petrolini, Armando Gill, Alfredo Bambi, Pasquariello, Gustavo De Marco. Totò si dice disposto a fare di tutto, ma intanto gli rifà una imitazione di De Marco che diverte molto Jovinelli. Viene scritturato per una settimana. Ma il sucesso che ottiene presso il pubblico spinge il proprietario a rinnovargli il contratto per qualche mese. Per la prima volta ha un camerino dove può depositare il costume e la scatola di latta che contiene le matite la cipria per il trucco. Il pubblico che lo applaude ogni sera è decisamente diverso. Non più ragazzi schiamazzanti, madri che allattano coprendo la mammella con un fazzoletto, soldati che mangiano fusaglie e sputano le bucce sulla testa dei vicini. Nonostante lo «Jovinelli» sia frequentato anche da bulli impomatati e da contegnosi bottegai, le reazioni del pubblico sono spesso burrascose, non si contano i commenti a alta voce, gli sfottò e le pernacchie. Ma il giovane De Curtis si sente arrivato, anche perché Jovinelli non ha esitato a mettere il suo nome in grande sui manifesti. Non va più al caffè degli attori ma ispeziona i numeri alla ricerca dei manifesti. Quando ne trova uno si ferma, lo legge, torna indietro e lo rimira da lontano. Se trova altre persone si mescola a loro per sentire i commenti e magari per elogiarsi senza essere riconosciuto.