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 1997  agosto 20 Mercoledì calendario

Così, visti nello specchietto retrovisore, bisogna guardarli almeno due volte per crederci. Lui siede rigido contro il sedile e tiene le mani sul volante segnando le nove e un quarto precise

Così, visti nello specchietto retrovisore, bisogna guardarli almeno due volte per crederci. Lui siede rigido contro il sedile e tiene le mani sul volante segnando le nove e un quarto precise. Lei si passa le dita tra i capelli e si mordicchia un labbro, così sensuale da dare fastidio. Lui ha i capelli pepe e sale, il colorito di una mortadella e un naso che sembra un pomodoro. Lei è così bella da far paura. A guardarli nello specchietto si può immaginare che lei si chiami Nadia e lui invece Delmo. Un giorno Delmo fece i conti di quanti anni aveva e scoprì che si sentiva solo. Così decise di rivolgersi ad una agenzia perché gli trovassero una moglie. Quest’anno vanno molto le russe, gli dissero e gli fecero vedere un depliant che sembrava l’edizione di Natale di Play Boy. Delmo arrossì, cominciò a sudare, gli vennero due vene nel collo come Pavarotti quando canta con Carreras e alla fine scelse una bionda che si chiamava Nadia, anche se c’era una mora che gli piaceva di più, ma si chiamava Galina e a uno che sta in campagna un nome così fa sempre un po’ impressione. Combinarono l’incontro per giovedì. L’agenzia non volle niente, a parte un contributo per le spese di viaggio, un contributo per le spese postali, un contributo per il telefono e la soddisfazione di vedere coronato il loro sogno d’amore: in tutto 11 milioni. A guardarli così, dal retrovisore, si può immaginare che Delmo passò il resto della settimana a friggere. Era talmente preso che mentre potava venne giù da un telo e fece secco il cane. Arò per sbaglio il campo di un vicino che, zitto, non disse niente finché non ebbe finito. A caccia sparò ad una 127. Finalmente venne giovedì, dopo una notte passata con gli occhi sbarrati come una civetta. Delmo si alzò alle 5, fece il bagno, si mise il vestito blu con la cravatta a striscioni del povero babbo e andò alla stazione con il cuore che gli batteva, una scatola di cioccolatini Fiat e un barattolo intero di Linetti sulla testa, per tenere giù i capelli. Alle 12,45 dal locale scese lei. A guardarli così, si può immaginare benissimo che Delmo era un coltivatore diretto di 55 anni, preferiva Casadei a Mozart e l’ultima cosa che aveva letto era «Cinque consigli per la caccia al cinghiale». Nadia era un’astronauta aveva due lauree in fisica dello spazio e biogenetica molecolare ed era stata tenente dell’Armata rossa. Delmo aveva 603 di colesterolo e sembrava quello della birra Moretti. Nadia era medaglia di bronzo alle parallele e argento a corpo libero. Parlava francese, inglese, tedesco, cecoslovacco e un po’ di spagnolo. Delmo non aveva mai capito la differenza tra se avessi e se avrei. Nadia aveva distrutto un carro armato durante i golpe. Delmo chiudeva i tortellini al festival di Rifondazione. Quello che non si può immaginare è che appena si videro un fulmine aprì in due il cielo. Appena si avvicinarono il sole tornò a splendere dietro le nuvole al canto festoso degli uccellini e appena si toccarono topini e coniglietti cominciarono a intrecciare rami di pesco e di ciliegio a forma di cuore, mentre lontane campane dorate suonavano tutte colonne sonore della Disney. Quella notte a letto, fecero i fuochi artificiali.