Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  aprile 03 Giovedì calendario

Quattro domande a Umberto Agnelli. Il calcio italiano spinge per andare in Borsa. Ritiene che sia una rivoluzione o un bluff? «Per andare in Borsa è necessario dimostrare, oltre a ragionevoli aspettative sportive, una prospettiva di conto economico strutturalmente in attivo e preferibilmente un patrimonio

Quattro domande a Umberto Agnelli. Il calcio italiano spinge per andare in Borsa. Ritiene che sia una rivoluzione o un bluff? «Per andare in Borsa è necessario dimostrare, oltre a ragionevoli aspettative sportive, una prospettiva di conto economico strutturalmente in attivo e preferibilmente un patrimonio. Quindi, veda un po’ lei». Capisco lo scetticismo. Eppure, lei ha sempre detto: il calcio è show business. «Credo che siano in tanti ad averlo capito, e ognuno interpreta questa verità in base ai propri obiettivi. Non so, però, se tutti si rendono conto che lo show business è un business molto difficile». Che cosa dobbiamo importare come modello dalla Gran Bretagna? «La consuetudine di avere lo stadio di proprietà, una televisione più avanzata e più meritocratica e una tutela dei marchi più rigorosa». Le piacerebbe avere, con la Juve, il Manchester United? «Mi piacerebbe averlo, ma non comprarlo». (Umberto Agnelli ad Antonio Galdo di ”Panorama”)