Maria Pia Baroncelli, Panorama, 04/09/1997, 4 settembre 1997
Una ragnatela di finti parruccheri, finti ristoranti, finti alberghi si insinua fin nella periferia della Città di Ho Chi Minh, un tempo chiamata Saigon
Una ragnatela di finti parruccheri, finti ristoranti, finti alberghi si insinua fin nella periferia della Città di Ho Chi Minh, un tempo chiamata Saigon. In certi bar ragazze inginocchiate sotto il tavolo baciano il sesso a clienti che sorseggiano birra con aria annoiata. Nelle discoteche, le ragazze si fanno toccare e sbaciucchiare per cinque dollari l’ora. Sul boulevard Le Duan, fin dalle 8 di mattina, bambine in motorino si fanno portare in camera per dieci dollari l’ora o per quaranta-cinquanta se la sosta in camera è lunga. Per affittarle bisogna accostarsi in motorino, intanto uomini di venti-venticinque anni, anche loro a bordo di scooter, controllano la situazione. Poco lontano, sulla Nguyen Du, conosciuta tra i saigonesi come la ”via dell’onanismo”, ragazze dall’aspetto più modesto masturbano per due dollari maschi che se ne stanno in piedi, appoggiati ai cancelli del parco Cong Vien Van Hoa. Le donne vietnamite possono comprarsi un ragazzo per 20 dollari sulla Nguyen Binh Khiem. Ufficialmente in Vietnam la prostituzione è proibita. Nella sola Ho Chi Minh, tuttavia, le maledonne sono quarantamila, senza contare le casalinghe che arrotondano all’insaputa dei mariti. Il traffico di bambini per il mercato dei pedofili è diretto soprattutto verso la Cambogia: tre settimane per 300 dollari, poi il bambino (o la bambina) viene restituito alla famiglia.