Il VenerdÏ di Repubblica, 12/09/1997, 12 settembre 1997
«Ho vent’anni e sono in corrispondenza con un uomo che aspetta di morire nel braccio della morte del Texas
«Ho vent’anni e sono in corrispondenza con un uomo che aspetta di morire nel braccio della morte del Texas. Mi sono messa in contatto con lui dopo aver letto degli appelli su un giornale dove lui e altri condannati chiedevano conforto in questo momento di disperazione. Così è iniziata una corrispondenza molto bella, anche terapeutica per me, nel senso che ho imparato a ridimensionare molti dei miei problemi e ad apprezzare di più quello che ho. Lui certo non è un angelo, ma mi sembra dolce e sincero. Ha trent’anni. Non so quando morirà perché non lo sa neanche lui, ma nell’ultima lettera mi scrive che pensa a me tantissimo, platonicamente e sessualmente, che fantastica su di noi, sogna di fare l’amore con me e via dicendo. Dopo tutto è l’unica cosa che gli rimane. Poi mi chiede di mandargli una foto di me nuda, dicendo che così farà l’amore con me ogni giorno e che questo è l’unico modo per «farlo» prima di morire, visto che non gli è nemmeno permesso di stringere la mano a sua madre. Dapprima sono rimasta delusa, un po’ schifata e offesa per il fatto che lui voglia trasformare questo rapporto in qualcosa di «sporco». D’altra parte non nascondo che è bello sentirsi così importanti per qualcuno, in qualche modo mi sento lusingata. Non so cosa sia giusto fare: ho pensato di negargli ciò che mi chiede (in fondo se vuole vedere donne nude può richiedere apposite riviste) poi però mi sono sentita cattiva e stupida. Cosa mi costa regalare a quest’uomo le ultime fantasie di gioia e d’amore? Se lo assecondassi sbaglierei? Forse sarebbe un modo di esprimere il mio narcisismo e la mia civetteria, più che aiutare lui. Non so cosa pensare e in fondo ho paura che se non farò quello che lui dice non mi scriverà più. Intanto il tempo passa, e mentre sto qui a riflettere potrebbe essere già morto. Margherita - Roma