Il Giornale, 25/09/1997, 25 settembre 1997
«Nelle prime ore antimeridiane, una tregua. Lolita si sveglia e sbadiglia (uno sbadiglio caldo, tranquillo, infantile)
«Nelle prime ore antimeridiane, una tregua. Lolita si sveglia e sbadiglia (uno sbadiglio caldo, tranquillo, infantile). Humbert finge di dormire. Lolita (alzandosi seduta a guardarlo): «Ma va’ a sapere! Credevo che ti fossi trovato un’altra stanza. Ehi! Sveglia! Non ti ho sentito rientrare. Oh, sei cosi bello a letto, Hum. comoda la branda?». Humbert: «Terribile». Lolita: «Vieni a sederti qui. Mangiamo la frutta di quel sacchetto? Fatti la barba, muso-che-pizzica». Humbert: «Buongiorno, Lolita». Lolita: «La mia abbronzatura è molto più forte della tua. Dì, ho una proposta. Mi senti?». Humbert: «Si?». Lolita: « una cosa che facevamo in colonia, io e Charlie. divertente». Humbert: «Si?». Lolita: «Accidenti, come ti batte il cuore. Non dovresti andare dal dottore? Mica stai morendo?» Humbert: «Sto morendo di curiosità. Qual era, la proposta?» Lolita: «Di fare un gioco. Un gioco che facevamo nel bosco invece di raccogliere le more. Lo facevo tanto così, per svago: però era divertente in fondo. Lo fanno un sacco di ragazzini, oggigiorno. come di moda. Non ci arrivi ancora? Sai che sei tonto?». Humbert: «Non ci riesco». Lolita: «Non è Pulci, e non è Roulette russa». Humbert: «Non sono bravo ad indovinare.» In uno scoppio di ruvida esultanza, avvicina le labbra all’orecchio di lui (come riprodurre il suono caldo e liquido, il solletico e il ronzio, la vibrazione, il tuono del suo sussurro?). Si ritrae. In ginocchio sopra il supino Humbert (invisibile tranne per un alluce che si agita), lo contempla invitante. Le labbra umide e le furbe fessure degli occhi sembrano anticipare e solleticare un assenso. Voce di Humbert: «Non lo so che gioco facevate voi bambini». Con gesto impaziente, Lolita si scosta i capelli dalla fronte e torna ad avvicinarsi al suo orecchio formicolante. Voce di Humbert (fioca): «Io quel gioco non l’ho mai fatto». Voce di Lolita: «Vuoi che te lo faccia vedere?». Humbert: «Se non è troppo pericoloso. Se non è troppo difficile. Se non è troppo... Ah, mon Dieu!». (dalla sceneggiatura scritta nel 1962 da Vladimir Nabokov per il film Lolita di Stanley Kubrick. Edizioni Bompiani, traduzione di Ugo Tessitore).