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 1997  ottobre 09 Giovedì calendario

Due recluse nel carcere di Nuoro sono sotto processo per aver fatto l’amore nel letto della loro cella

Due recluse nel carcere di Nuoro sono sotto processo per aver fatto l’amore nel letto della loro cella. Atrocemente comica l’imputazione, «Atti osceni in luogo pubblico», se si pensa a quanto poco pubblica, e quanto sinistramente occulta, sia una galera. Inevitabile sospettare, poi, che l’omosessualità del rapporto abbia funzionato da aggravante: come se l’aggravante vera non sia la rigorosa segregazione sessuale dei carcerati. Il procedimento giudiziario, di per sé grave, è ancora più sconcertante se si pensa che quella di Nuoro è solo l’ultima di una non breve serie di «notizie di reato» tutte a sfondo sessuale, e tutte di ispirazione sessuofoba: si va dall’irruzione dei carabinieri nel talamo di un «suocero» e di una «nuora» (dunque di due adulti consenzienti, e non consanguinei) con la grottesca accusa di incesto; alla sospensione, in una scuola romana, di una studentessa che aveva denunciato uno stupro; all’arresto della direttrice del carcere di Imperia per aver fatto del sesso con un detenuto (con conseguente sovreccitazione della stampa, che ha subito titolato sul «carcere a luci rosse»). Si dirà che nel paese ci sono, in questo momento, problemi più seri di cui preoccuparsi. Ma poche cose sono più serie, e spiacevoli, di un’intromissione autoritaria nella vita personale dei cittadini. Specie se non è un incidente, ma una tendenza.