Il Sole 24 ore, 28/09/1997, 28 settembre 1997
(Un bordello di Blagoveshensk) «...una graziosa stanza pulita, sentimentale al modo asiatico, ammobiliata con ”bric-à-brac”
(Un bordello di Blagoveshensk) «...una graziosa stanza pulita, sentimentale al modo asiatico, ammobiliata con ”bric-à-brac”. Niente brocche, niente aggeggi di gomma, niente ritratti di generali... La ragazza giapponese ha un proprio concetto di modestia. Non spegne la luce e quando gli chiedi come si chiama in giapponese questa o quella cosa, risponde direttamente e fa come chi non capisce molto il russo: vi punta le dita e perfino vi ci spinge la mano sopra. E per giunta non si dà arie, né si atteggia a falsa virtuosa, come fanno le donne russe. Tutto il tempo ride e fa un gran rumore di ”tsu”. meravigliosamente esperta nel suo lavoro, al punto che senti non di avere un rapporto sessuale, ma di partecipare a un corso di equitazione d’alto livello. E quando vieni, la ragazza giapponese tira con i denti dalla sua manica un panno di cotone e ti afferra per il ”bimbo”... ti fa un massaggio e il panno ti fa solletico sull’ombelico. Tutto questo è fatto con civetteria, ridendo, cantando e dicendo ”tsu”». (Da una lettera di Anton Cechov ad Aleksej Suvorin, scritta da Blagoveshensk sull’Amur nel giugno 1890 e non apparsa nell’edizione delle ”Opere Complete”, Accademia delle Scienze dell’Urss, Mosca, 1974-1986).