Maurizio Viroli, La Stampa, 21/10/1997, 21 ottobre 1997
In terzo luogo, e questo è certo il colpo più duro, i risultati migliori nella lotta contro il crimine sono stati conseguiti grazie all’applicazione di nuove dottrine messe a punto dai criminologi conservatori, in particolare la celebre teoria delle «finestre rotte» (broken windows) di James Wilson e George Kelling
In terzo luogo, e questo è certo il colpo più duro, i risultati migliori nella lotta contro il crimine sono stati conseguiti grazie all’applicazione di nuove dottrine messe a punto dai criminologi conservatori, in particolare la celebre teoria delle «finestre rotte» (broken windows) di James Wilson e George Kelling. L’idea è semplice: se il proprietario di un condominio lascia correre quando un affittuario rompe una finestra, in poco tempo l’edificio sarà in rovina; se invece interviene subito, e con fermezza, l’edificio resterà integro. Fuor di metafora: per combattere i crimini gravi, bisogna combattere le piccole violazioni. Questa filosofia ha ispirato una strategia di pattugliamento intensivo e aggressivo che ha dato ottimi risultati, soprattutto nei quartieri maggiormente infestati dal crimine. Tutto questo significa che per la sinistra la vittoria nella lotta contro il crimine rappresenta una duplice sconfitta, politica e culturale: hanno vinto i conservatori e le idee, vecchie e nuove, dei conservatori. Per correre ai ripari, le riviste della sinistra hanno preso il problema di petto: The American Prospect ha pubblicato nel fascicolo di maggio-giugno vari articoli sul tema «The Mistery of the Falling Crime Rate»; ”Dissent” ha promosso nel fascicolo autunnale, appena uscito, un dibattito su «The Left and the Crime», al quale prendono parte criminologi, sociologi e giornalisti.